Kincsem, il mio tesoro.

"Aki hibátlan lovat keres, járhat gyalog, un vecchio proverbio ungherese che tradotto significa “se cerchi un cavallo perfetto è meglio se cammini”. Avrà pensato questo l'allevatore Ernest Von Blascovich il giorno che nacque Kincsem ("Mio tesoro"in Ungherese), nel lontano 17 marzo del 1874, perchè al contrario degli eroi di gucciniana memoria , quelli giovani e belli, lei era brutta e piccola. Si racconta che fosse magra come un leopardo, pigra, maldestra e affamata. Oltre tutto la madre, Water Nymph, doveva essere coperta dallo stallone Buccaneer, ma per un malinteso venne fatta accoppiare con Cambuscan (Newminister). Manco a dirlo, invenduta.

Soltanto un gruppo di gitani si accorse di lei. Una mattina Von Blascovich aprì il box ma Kinscem non c'era. Fu ritrovata dalla polizia locale qualche giorno dopo in un campo nomadi, non lontano dalle scuderie. Venne chiesto loro perchè rubarono solo quella cavalla, una zingara rispose “gli altri cavalli sono belli ma lei ha qualcosa in più, sarà una campionessa”. Never fuck with gypsies.


Inizia così la storia della cavalla magiara più forte di tutti i tempi, che già da subito rimase simpatica agli appassionati dell'epoca per il suo modo di correre da “cavallo della folla”. Partiva lenta e distratta, quasi a disinteressarsi della corsa, per poi progredire in retta e staccare nei pressi del palo, fu così dopo una corsa in Germania dove vinse di 12 lunghezze su Double Zero (poi vincitore di Derby tedesco) e negli ingaggi successivi, 10 vittorie in 10 uscite nella stagione dei 2 anni.

Come ogni principessa ogni tanto si concedeva qualche show, come quella volta che al via si mise a mangiare l'erba, nonostante le sollecitazioni di Elijah Madden, fantino di Manchester che la montava in corsa, per poi vincere di slancio con i fili d'erba pendenti dal labbro e la folla impazzita, o come quella volta che, dopo la corsa, Blascovich si scordò il classico bouquet che era solito metterle attorno alla briglia nel winner circle; non si fece dissellare finchè non le arrivò il mazzo di fiori.

La sua storia, difficile da ricostruire, si riesce a mettere insieme anche grazie a racconti di scrittori dell'epoca e qualche dipinto, nei quali spesso compariva Robert Hesp, il suo allenatore. Ci furono però altri due personaggi essenziali nella vita di Kincsem, oltre all'allevatore Blascovich, il suo inseparabile lad, Frankie, e il suo compagno di viaggi, un gatto di nome Csalogany. Si narra che con Frankie avesse un rapporto speciale, tanto che, dopo la morte della cavalla, lui lasciò il mondo delle corse per arruolarsi nell'esercito. Non meno importante fu il gatto Csalogany. Secondo alcuni racconti di ritorno dalla Goodwood Cup del 1878 , il felino non si trovava, lei rimase piantata due ore vicino al molo e non c'era versi di farla salire. Dopo l'ennesimo richiamo, Csalogany sbucò dal nulla, saltando in groppa alla cavalla; soltanto allora prese decisa la strada verso il vagone.

Quell'estate il viaggio proseguì poi verso Deauville, con Frankie e il gatto sempre fedeli compagni. Vinse ancora in Francia e poi in Austria, in Ungheria e ancora in Germania, portando a 13 su 13 il bottino del 1878 su distanze variabili tra gli 8 e i 20 furlong con riposo di 13 giorni tra una corsa e l'altra. Di quell'anno si racconta un altro aneddoto. Kincsem beveva da vera regina soltanto l'acqua di casa, tanto che se la dovevano portare dietro ad ogni trasferta. Una volta a Baden rimasero senza e lei non bevve per 2 giorni di fila. Disperati trovarono un pozzo con un po' d'acqua terrosa ma dal sapore simile a quella che beveva in scuderia. Quel pozzo porta ancora oggi il nome di Kincsem's well ed è uno dei punti di riferimento dell'ippodromo e della città.

Il 1879 fu l'ultimo anno dell'attività di Kincsem, completò la carriera con 54 vittorie in altrettante uscite, con le Oaks ungheresi come ultima straripante vittoria di una carriera poco conosciuta ma gloriosa. Da fattrice ebbe 5 prodotti , due dei quali ironia della sorte da Bucaneer , lo stallone promesso alla madre, e gli altri da Doncaster tra cui Kincs Or , vincitore di alcuni Stakes, di cui si interessarono proprietari americani, ma proprio mentre definivano il passagio di proprietà, Blascovich lo trovò morto nel box. Anche Kinscem ci lasciò poco dopo, si dice il 17 marzo, la stessa data del suo compleanno a causa di un maledetto attacco di colica.


L'Ungheria non perse solo una campionessa, ma anche una regina stravagante, complessa, maestosa che aveva incantato i cuori di una nazione, tanto che i 3 giorni successivi alla morte della cavalla i giornali uscirono con il bordo nero in segno di lutto e bandiere magiare a mezz'asta per la città. Vennero intitolati a Kincsem l'ippodromo, numerosi hotel e un campo da golf, oltre che fontane e statue sparse per Budapest. Lo scheletro giace all'Hungarian Agricoltural Museum.


Gli americani non si portarono Kincs or, ma conservarono linee di sangue grazie a La Pastorale , acquistata dal maggiore Pauley, ed a Tarfah (Kingmambo). Quest'ultima madre di Camelot, vincitore dell'Epsom Derby e l'ultimo in grado di sfiorare la triple crown. Un altro, forse ultimo, anelito di una cavalla immortale che ha rivissuto attraverso il respiro del campione di Ballydoyle. Per passare da quel lontano 1874 della nascita di Kincsem ai più recenti Tarfah e Camelot c'è da farne di strada.. Ma del resto, come dice quel vecchio proverbio ungherese “se cerchi un cavallo perfetto è meglio se cammini”.


-Exacta-


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