"Guerra fredda, cuore caldo"

A detta di molti, Seabird è stato uno dei cavalli del secolo. Timeform, dopo l'assolo di Parigi nel '65, uscì con una valutazione di 145. Non per niente qull'edizione dell'Arc fu denominata la corsa dei campioni; c'era appunto Seabird, fresco vincitore del derby di Epsom; Meadow Court, vincitore dell'Irish derby al Curragh; Reliance, vincitore del Jockey club francese; Tom Rolfe vincitore delle Preakness ed infine la vincitrice del Diane, Blabla. E c'era anche un cavallo russo...Che cosa? un cavallo russo nell'Arc de Triomphe? Già; e corse pure alla grande, quinto sul traguardo, sempre protagonista e all'attacco del battistrada. Era semplicemente il cavallo sovietico più forte di sempre.

Ma facciamo un passo indietro

Novembre del 1964, piena guerra fredda;

gli States erano impegnati nella guerra del Vietnam. Krusciov si dimetteva dal partito comunista sovietico, mentre a Washington , nel frattempo, un cavallo si aggirava nell'International village, con una vistosa stella rossa ricamata su una coperta gialloverde. Lo faceva passeggiare un armeno, Nikolai Nasibov; il cavallo era Anilin, spedito dall'URSS, non certo per far visita alle campagne del Maryland, ma per sfidare l'America in una delle corse più ricche di quegli anni; una sorta di breeder's cup turf, con cavalli provenienti da tutto il mondo.

Chi fosse di preciso quel baio a tre balzane non era sicuramente chiaro agli americani. Veniva al mondo il 31 gennaio di 59 anni fa. Come nella più classica delle storie di cavalli che si tramanda di padre in figlio era brutto, irrequieto, non perfetto.

Soltanto il jockey di scuderia, il leggendario Nasibov, credeva in lui e lo accompagnò anche in quella trasferta d'oltreoceano. Anilin debuttò male e Nikola, pur non avendolo montato in quell'occasione - essendo tutte le attenzioni per una presunta “prima lama” - prese particolarmente a cuore quel cavallo, tanto da montarlo nella corsa successiva, per poi non scenderci mai più. Nel corso della stagione dei 3 anni vinse tutte le quattro corse effettuate, compreso il Derby Russo. siglando la triple crown sovietica.

Nel primo ingaggio fuori dalla Russia, a Colonia, nel Premio Robert Pferdmenges, vinse altrettanto facilmente, tanto da destare l'attenzione internazionale. A quel punto arrivò l'invito dagli States, probabilmente provocatorio, quasi per costruire una parata al locale Kelso, cinque volte consecutive miglior cavallo degli States, nella Washington International Dc, la corsa di cui parlavamo prima.


Nell'ippodromo di Lauren accorsero quasi 40mila spettatori per tifare la leggenda statunitense offerta a 6/5 sulle lavagne. Anilin, snobbato a 16/1, finì terzo dopo una corsa dai parziali allucinanti per una distanza di 2400metri, tanto da siglare il record della corsa, rimasto poi imbattuto. 2:23.80, record del tracciato, che decretò il sovietico, sul miglio e mezzo, come "il cavallo non americano più veloce d'america".

L'anno dopo, da anziano, sarebbe sicuramente migliorato, ma il ministro dell'agricoltura russo impedì al baio di partire per Washington.

Ripartì alla conquista dell'america nel '66. Quell'anno c'erano fantini del calibro Bill Shoemark, Yves Saint-Martin e Lester Piggott. Tra questi, dopo tutto, possiamo dire che ci fosse anche Nikolai Nasibov, non più il jockey che portava via la giubba incartata nel giornale ma, finalmente, anche per gli americani, il jockey di Anilin, con cui aveva corso l'Arc da protagonista. Quella coppia, adesso, si era fatto un nome che non valeva più 16/1; una quota che, però, non lo abbandonò completamente perchè, proprio in quell'occasione, fu proprio un 16/1 a rovinargli la festa.

Sotto una pioggia torrenziale ed un terreno micidiale, Nasibov schizzò in testa ad andatura regolare ma cattiva, controllando sempre il locale Assagai, il favorito. Non aveva, però, fatto i conti con i francesi. Quando all'ingresso in retta allungò per staccare definitivamente il resto della compagnia, il volo di Behistoun, che sbucò da chissà dove, distrusse i sogni del tank sovietico, soltanto secondo sul palo. Però, dopotutto, aveva battuto gli americani. E a casa loro!

Con i due piazzamenti nel grade 1 statunitense, Anilin poteva già essere il cavallo russo più forte di sempre; ma in quegli anni la sua storia si arricchì di un'altra grande prova, questa volta a Colonia (Germania Ovest), nel Premio Von Europa.


Già vinto nel '65, difese la corona nel '66 quando al via c'era anche l'inglese Salvo (l'anno successivo Runner-up delle King George e dell'Arc de Triomphe) montato da Joe Mercer. Nasibov a 300 metri dal traguardo, convinto della vitoria smise di spingere e quel diavolo di Mercer arrivò come un falco a velocità multipla. Vinse comunque Anilin di cortissima testa, dopo foto stretta. Un segno del destino, perchè nel '67 avrebbe dovuto essere ritirato in razza, anche se invece il team decise di provare la storia per il terzo Von Europa. Mai nessuno prima, mai nessuno dopo.

Vinse di quattro senza mai soffrire, nonostante la corsa contro gli agguerriti galoppini teutonici.

Provò ancora l'Arc de Triomphe, ma senza fortuna. Tornò in patria dove le ragazze sono belle (e la vodka più buona) e, come promesso all'inizio di quell'anno, fù ritirato in razza.

Chiuse la carriera con 28 corse, 21 vittorie. Solo tre volte non piazzato: il tragico debutto e i due Arc.

Anilin è "the Third-crowned", tanto che a Colonia gli hanno dedicato una corsa: Anilin-Rennen - Sieger Preis von Europa 1965-1967.

E', ancora oggi, ricordato in patria come il cavallo che spaventò l'America. Tanto da fargli una statua!


(Exacta)

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