"To do a Devon Loch"

Aggiornato il: 20 feb 2020

"It could be like Devon Loch", esordì così Sir Alex Ferguson in un'intervista, alla vigilia dell'ultima, pazzesca, giornata di Premier League 2011/12.

L'augurio di un "Devon Loch" era rivolto ai rivali concittadini del Manchester City. I "Reds" erano ospiti dei Black Cats di Sunderland mentre i "Blues" di Roberto Mancini, bisognosi dei 3 punti, giocavano in casa, all'Eithad, contro il Q.P.R. Sulla carta, la vittoria per il City era scontata ma Paddy Kenny decise di parare tutto...e stava succedendo un patatrac: un Devon Loch!



Già qualche anno prima, in realtà, Fergie usò le stesse parole nel finale incandescente di Premier League targata 1994/95. Il destinatario, allora, era il Blackburn di Kenny Dalglish, avanti 2 punti sulla squadra dello scozzese natio di Glasgow. I Rovers, ai quali bastava un pari, giocavano ad Anfield. Passarono in vantaggio con Alan Shearer ma si fecero rimontare da un Liverpool indiavolato: segnò prima John Barnes al '64, poi Jamie Redknapp, su punizione pennellata al '90. Finì 2 a 1 e sugli spalti i tifosi del Blackburn avevano le mani tra i capelli.

Finì, invece, in parità ad Upton Park, tra West Ham e Manchester Utd: 1-1. I ragazzi di Sir Alex Ferguson non riuscirono a segnare più di un goal ad uno strepitoso Miklosko, che parò l'impossibile. Niente "Devon Loch" ed il Blackburn fu Campione d'Inghilterra.

Sir Alex....da sportsman e conoscitore del "nostro" sport, dovresti saperlo: mai parlare prima!

Ma chi era Devon Loch?

Oggi, 10 anni fa, se ne andava Dick Francis, jockey di Devon Loch ma anche noto scrittore di gialli, alcuni dei quali ambientati proprio nel mondo delle corse, quel mondo che gli presentò forse il più grande caso da risolvere, riguardante ciò che accadde nel Grand National del '56. E pensare che la stagione era iniziata bene per il fantino gallese: prima di Natale, infatti, aveva già collezionato 27 vittorie.

24 marzo 1956 Folla gremita ad Aintree per sostenere il cavallo della Regina Madre. In sella al castrone dal grande fisico c'è lui, Dick Francis, 35 anni, al suo ottavo Grand National.

Aveva già montato Devon nel corso della stagione, vincendo a Lingfield e Sandown Park.



Must parte con i favori del pronostico (7/1), seguito da Sundew (8/1) e Devon Loch, terza scelta, con una quota generale di 13/1.

29 al via. Il baio resta concentrato su ogni salto, anche quando Domata gli frana quasi addosso: il figlio di Devonian e Coolaleen riesce infatti ad evitarla, non perdendo mai l'azione.

Si ritrova in testa dopo la caduta, alla fence numero 26, di Armorial III e l'ultimo ostacolo saltato bene, senza intoppi. All'ingresso in dirittura il boato dei 250.000 presenti accompagna Dick e Devon; i due allungano, prepotenti, su E.S.B. Mancano solo 50 metri al palo...


...E DEVON LOCH NON PUO' PERDERE...


Ma perché avrà fatto così il buon vecchio Devon?

Secondo Francis a causa del boato delle tribune; secondo qualcun altro fu l'ostacolo adiacente ad infastidire il baio. Un ufficiale di polizia di servizio affermò, invece, che in quel punto vi era una pozza scura e che Devon, molto probabilmente, la percepì come ostacolo.

A sua volta, George Milburn, jockey di Gental Moya in quel National, sostenne che Devon, un gesto simile, l'aveva già compiuto a Sandown Park dopo l'arrivo nel Mildmay Memorial Chase e che, molto probabilmente, si trattò di crampi dovuti alla stanchezza. Naturalmente non potevano mancare le teorie più fantasiose, come quella di russi sabotatori (in che modo?!) della corsa.

Devon Loch ci lasciò nell'inverno del '63. Oggi si continua a cercar di capire cosa diavolo sia successo in quegli ultimi 50 metri, anche se all'epoca la Regina Madre avesse adottata una soluzione molto semplice al caso: "Oh, that's racing!"





(P & mg_)

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