Man o'War

"Signor Riddle, sono disposto a spendere un milione di dollari per Man O'War".

"Signor Waggoner, molti uomini possono avere un milione di dollari ma solo uno

può avere Man O'War. Non ho intenzione di venderlo". "Andiamo signor Riddle, ogni cosa ha il suo prezzo".

"Vada in Francia e mi porti il sepolcro di Napoleone da Les Invalides, poi vada

in Inghilterra e compri i gioielli della corona, poi vada in India e compri il Taj Mahal. Dopo, stabilirò il prezzo di Man O'War".

Questa fu una delle offerte fatte a Samuel Riddle durante la vita agonistica e non della più grande celebrità che il popolo americano abbia amato nella prima metà del'900: Man O'War.

The Big Red, il grande rosso come veniva soprannominato il figlio di Fair Play

ha rappresentato e rappresenta il metro di paragone per giudicare i campioni

che hanno solcato le piste dopo di lui.

Una mole e una altezza superiore alla media combinata con la forza ed esplosività

che ne contraddistinsero le uscite pubbliche, la rabbia agonistica nel bruciare

il terreno con la sua falcata unica lo portarono a una carriera che lo vide sconfitto

solo una volta a due anni più per agenti terzi, la cosiddetta barriera per la partenza

( una sorta di canape in luogo delle gabbie di partenza non ancora in vigore all'epoca)

unita a scelte frettolose del proprio interprete, più che per propri demeriti, lo videro sconfitto di una mezza lunghezza dopo averne regalate a decine sul percorso.

L'america che non è seconda a nessuno quando si tratta di sostenere il proprio sogno

rimaneva incollata alla radio ogni qualvolta il nipote di Rock Sand scendeva in pista.

Man O'War nato nel 1917 in pieno primo conflitto mondiale deve il suo nome alla moglie

del suo allevatore e primo propietario August Belmont jr. entrato in guerra per la sua

patria con i gradi di Maggiore e che la moglie chiavama appunto My Man O'War, il mio uomo di guerra. Il My fu in seguito perso nel momento della scelta del nome, ma rispecchiava in pieno il periodo e il significato che rivestiva per una intera nazione.

Man O'War umiliò via via gli avversari a ogni uscita disperdendo i rivali che

tentavano di sfidarlo in percorsi wire to wire, da un capo all'altro.

Emblematico il distacco di venti lunghezze riportato nelle Belmont del 1920, terza

prova della triplice corona che non riuscì a ottenere in quanto non venne iscritto al

Kentucky Derby da Riddle che non lo considerava ancora maturo per la prova.

La triplice corona ( Kentucky Derby, Preakness Stakes e Belmont Stakes ) fu introdotta

solo l'anno precedente e Sir Barton riuscì in soli 32 giorni a riportarla.

Il 12 ottobre del 1920 i destini di Man O'War e Sir Barton si intersecarono a

Kenilworth Park in Ontario, Canada nella corsa considerata fino a quel momento il

match del secolo tra i più forti purosangue d'America. I due erano legati l'anno prima

dal fantino Johnny Loftus che era il partner di entrambi, ma che alla fine dello

stesso anno dovette smettere in quanto non gli venne rinnovata la licenza. In sella al grande rosso c'era Clarence Kummer in binomio con il quale lasciò a sette lunghezze

Sir Barton.

Man O'War rappresenta non solo per l'america, ma per l'ippica intera uno dei pilastri

cardine a livello sportivo, culturale e mediatico con una rilevanza inimmaginabile per quell'epoca dove le difficoltà erano all'ordine del giorno e le priorità ben definite. Per provare a comprendere cosa rappresentasse basta dire che le operazioni della sua sepoltura nel 1947, in seguito alla morte per arresto cardiaco, furono seguiti da circa duemila persone senza contare gli articoli e le attenzioni mediatiche che ricevette.

Ma Man O'War si riallaccia come un filo conduttore, quasi a voler far intendere dove le parole non riescono, a tre dei più amati campioni che lo seguirono negli anni e che come lui hanno rivestito e incarnato il sogno americano: Secretariat, War Admiral e Seabiscuit.

L'appellativo The Big Red passò come un testimone di una staffetta a Secretariat, il wonder horse che nella prima parte degli anni '70 riportò la Triple Crown e che nelle Belmont

disperse come il predecessore gli avversari per la pista. War Admiral nel 1937 fece lo stesso sempre per i colori di Riddle e con la paternità proprio di Man O'War; nel '38 venne sconfitto in un race-off che incollò gli states agli altoparlanti da Seabiscuit che ha Man O'War come nonno paterno. Corsi e ricorsi storici. Era il primo novembre del 1938 e alla fine di quell'anno il figlio di Hard Tack nella classifica dei personaggi più famosi deteneva il primo posto davanti al presidente Franklin Delano Roosvelt.

Il popolo a stelle e strisce durante il novecento ha dovuto far i conti con diversi mutamenti

sia sociali, sia culturali contrastando e sacrificando molto in nome della propria nazione.

Le due guerre mondiali e il crollo di Wall Street del'29 hanno lasciato segni, ma anche la

concreta convinzione di ripartire e migliorare. Campioni come Man O'War hanno reso possibile il credere, idoli come Seabiscuit hanno reso concreto il sogno.

Lo sport, e l'ippica ne è esempio sono stati uno dei mezzi in cui credere assieme all'arte, al cinema e alla musica.

Charles Bukowski ha raccontato la sua america stando dietro i riflettori dalla parte meno

roboante, ma più vera con uno stile graffiante e incisivo come i quadri spazialisti di Fontana

che raccontano quello che c'e' oltre, che rendono palpabile la ruvidità quotidiana e la

portano a essere intesa per ciò che vuol veramente rappresentare rendendo protagonista

lo spettatore nella concezione di Brecht.

Bukowski, Hank come gli piaceva farsi chiamare, racconta tutto questo attraverso gli occhi

e la passione per i cavalli sintetizzando il concetto attraverso le sue parole: " Credo nel suono della musica e nella corsa di un cavallo. Tutto il resto sono cazzate".

Luca Zavatteri



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